Fine del QE: cosa cambia nell'accesso al credito per le PMI?

Fine del QE: cosa cambia nell'accesso al credito per le PMI?

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A inizio 2015 il Governatore Draghi ha introdotto il Quantitative Easing, acquisto massivo di titoli di stato, per immettere liquidità nel sistema e sostenere inflazione ed economia reale. A dicembre 2018 tale intervento verrà probabilmente interrotto, anche se alcuni recenti interventi del Governatore hanno lasciato presagire possibili “estensioni di misure accomodanti significative”.

Alla fine dell’intervento troveremo un sistema finanziario “drogato” da queste enormi immissioni di liquidità. Quali saranno gli effetti è difficile prevedere con largo anticipo, le dichiarazioni da più parti si sovrappongono e sono spesso contrastanti. Di sicuro siamo di fronte ad un possibile trend di rialzo dei tassi di interesse. Cosa succederà alle banche e come si modificheranno le condizioni di accesso al credito per le PMI?

Un breve excursus sul QE

  • Il 22 gennaio 2015, il governatore Mario Draghi annuncia al World Economic Forum che la BCE acquisterà titoli di debito pubblici e privati a partire da marzo 2015 almeno fino a settembre 2016 per 60 miliardi €/mese, in ogni caso fino a quando il tasso di inflazione nell'eurozona sarà tornato ad avvicinarsi al 2%.
  • Il 4 dicembre 2015 il Board della BCE approva la fase 2 del programma di QE, che consiste in un prolungamento degli stimoli monetari per altri sei mesi, fino a Marzo 2017, con acquisto esteso ai titoli emessi dagli enti locali, e il tasso dei depositi bancari presso la BCE ulteriormente sceso dal – 0,2% al – 0,3% (successivamente scenderà ancora fino a – 0,4%).
  • Il 10 marzo 2016 la BCE decide (con voto contrario della Germania ma a maggioranza), di portare da 60 a 80 miliardi €/mese l'importo di acquisto col Quantitative Easing, già a partire da Aprile 2016.
  • Il 25 ottobre 2017 la BCE prolunga il QE di altri 9 mesi, fino a settembre 2018, dimezzando l’entità della misura che da gennaio 2018 a settembre diviene pari a 30 miliardi €/mese.
  • Il 14 giugno 2018 la BCE infine estende il QE fino a fine 2018. Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2018, gli acquisti netti mensili saranno di 15 miliardi di €.

Il QE dovrebbe avere un effetto stimolante sui sistemi economici perché riduce i tassi d’interesse a lungo termine, incrementando la concessione di prestiti in quanto la BCE inonda le banche con denaro a basso costo. In realtà quello che si è verificato in Europa è stato contrastante, con una curva dei rendimenti pressoché piatta e una ripresa dell’inflazione solo dell’ultimo periodo.

Scenario: cosa succederà ai tassi di interesse?

È ancora presto per affermare che i tassi cominceranno un percorso di crescita, di quanto e quando. Anche perché, come detto in precedenza, non è ancora certo che il QE termini con la fine del 2018 (leggere ultime dichiarazioni del Goveratore Draghi sulle principali testate economiche).

Con la fine del QE si presume che i tassi di interesse inizieranno a salire, anche se da più parti le dichiarazioni sono che ancora per un anno circa non si vedranno effetti diretti.

Il Consiglio direttivo della BCE si attende infatti che i tassi di interesse di riferimento si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività, almeno per 6 mesi dopo la fine degli acquisti netti del QE. Quindi se la fine del QE avverrà il 31 dicembre 2018, il primo rialzo dei tassi non dovrebbe avvenire prima del luglio 2019.

E per l’accesso al credito delle PMI?

È molto probabile che almeno fino a luglio/settembre 2019 non ci siano novità rispetto all’aumento dei tassi, e quindi alle condizioni di accesso al credito per famiglie e imprese. Di certo nel medio periodo la prospettiva è quella di un trend di crescita che porterebbe i tassi di interesse per i finanziamenti ad essere più alti, e quindi rendendo l’accesso al credito più costoso. Il consiglio è quello di valutare bene la possibilità di concludere investimenti nel corso del 2018, sia per sfruttare le numerose agevolazioni in essere, sia per accedere ai finanziamenti delle banche con condizioni senza dubbio molto basse. Finanziarsi oggi è conveniente, domani potrebbe esserlo meno.

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Tommaso Birelli


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